Tag: mostre
Le Bestiaire d’Apollinaire di Andrea Tampieri | Mostra di incisioni
What if…? | Uno sguardo sull’illustrazione norvegese
Mitsumasa Anno 100! | Mostra per il centenario dalla nascita dell’illustratore giapponese
Mitsumasa Anno, nato in Giappone cento anni fa, è considerato uno dei più importanti illustratori del '900. Famoso in tutto il mondo per la serie dei Viaggi, è stato autore prolifico e versatile: strabilianti alfabeti, libri matematici, epici, Escheriani, raccolte di struggenti paesaggi. In Italia è stato pubblicato in passato ma ora è reperibile solo un suo titolo. La mostra nasce dalla volontà di presentare al pubblico italiano la varietà e vastità della sua produzione, attraverso un’esposizione di una settantina di libri illustrati da Mitsumasa Anno provenienti dal Fondo Sergio Silva, dal Fondo Emme edizioni e dalla Collezione Passerini Parma.
Inaugurazione
sabato 11 aprile, ore 16
Orari
sabato 11 aprile: ore 16 - 19
domenica 12 aprile: ore 10 - 14.30
Domenica 12 aprile alle ore 10.30 Palazzo Pepoli ospita inoltre il convegno “MITSUMASA ANNO 100. Alla scoperta dell'artista giapponese nell'anniversario della nascita”.
Credits
organizzata da Bibliomondo famiglie volontarie APS, con Bologna Children’s Book Fair, la Collezione PasseriniParma e il Fondo Sergio Silva
realizzata grazie a Comune di Bologna | Settore Cultura e creatività, Fondazione Carisbo e Fondazione Bologna Welcome
Contatti
FB Bibliomondo famiglie volontarie
FB Fondo Sergio Silva
IG Fondo Sergio Silva
Sito fondosergiosilva.org
Futurismo e Ritorno all’ordine nelle Collezioni della Fondazione Carisbo | Casa Saraceni
Sulla traccia delle manifestazioni degli ultimi anni dedicate al Seicento e al Settecento, realizzate nella sede di Casa Saraceni, e di quella dello scorso anno sull’Ottocento tenutasi a Palazzo Fava, sempre con opere di pertinenza delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, si propone per gli inizi del 2026 una mostra con opere della prima metà del Novecento attorno ai temi del “Futurismo” e del “Ritorno all’ordine”. Sono esposte opere di Marinetti, Casarini, Balla, Caviglioni, Baldessari, Ambrosi, Sironi, D’Anna, Bruschetti, Favalli, Delle Site, Tato Masoero, Mino Rosso, Depero; inoltre Wildt, Sironi, Martini, De Pisis, De Chirico, Casorati ed altri. Come nella tradizione delle mostre di Casa Saraceni, si tratta di opere solitamente non accessibili e visibili, custodite nei caveaux e negli uffici di rappresentanza.
Mostra collettiva a cura di Angelo Mazza
- promosso da Fondazione Carisbo
Orari di apertura ordinari:
martedì-venerdì ore 15-18; sabato-domenica e festivi (Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno) ore 10-18; lunedì chiuso
Orari di apertura ART CITY Bologna:
Giovedì 5 febbraio 2026 ore 10-18
Venerdì 6 febbraio 2026 ore 10-19
Sabato 7 febbraio 2026 ore 10-23
Domenica 8 febbraio 2026 ore 10-19
Orari di apertura ART CITY WHITE NIGHT:
Sabato 7 febbraio 2026 dalle 10.00 alle 23.00
Ingresso:
ingresso libero
Nell’ambito della mostra “Futurismo” e “Ritorno all’ordine” nelle Collezioni della Fondazione Carisbo, giovedì 26 febbraio alle ore 16.00 presso la Sala Assemblee di Casa Saraceni in via Farini 15 (ingresso libero), Fondazione Carisbo ed Edizioni Pendragon presentano i sei volumi della collana Futurismo emiliano e romagnolo, iniziativa editoriale sostenuta dalla Fondazione nel 2014 e realizzatasi negli anni successivi con la pubblicazione dei titoli previsti.
Intervengono: Antonio Bagnoli, Edizioni Pendragon, Enrico Bittoto, Direttore della collana, e Angelo Mazza, Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione che, al termine della presentazione, accompagnerà il pubblico in visita guidata alla mostra con opere della prima metà del Novecento, provenienti dalle Collezioni della Fondazione, attorno ai temi del “Futurismo” e del “Ritorno all’ordine”.
Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005) | Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni
A Bologna, nelle sale di Palazzo Fava dal 27 marzo al 2 agosto 2026, la mostra Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005) ricostruisce per la prima volta in modo sistematico il contesto culturale, urbano e politico in cui è nato e si è sviluppato il linguaggio di Banksy. L’esposizione restituisce profondità storica a un fenomeno artistico spesso ridotto a icona mediatica, riportando l’attenzione sulle radici collettive e sulla scena culturale che hanno preceduto e accompagnato l’ascesa dell’artista britannico.
La mostra, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, e prodotta da Opera Laboratori, racconta la scena, la città e la storia da cui è nato il linguaggio di Banksy. Curata da Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, l’esposizione si avvale della curatela scientifica di Giovanni Argan e si articola in 32 sezioni affidate a protagonisti che, negli anni, sono stati al fianco di Banksy o ne hanno influenzato il percorso, tra cui Felix Braun, Tom Bingle, John Nation, Kye Thomas, Richard Jones e Christopher Chalkley.
La mostra si avvale anche di un comitato scientifico composto da Paul Gough, professore alla Arts University of Bournemouth, da Ulrich Blanché, professore alla University of Heidelberg, e dai ricercatori Lorenzo Gigante (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna) e Jacopo de Blasio (Università di Palermo).
Attraverso trecento tra opere, materiali d’archivio, documenti inediti e ricerche accademiche indipendenti, è possibile ricostruire il periodo compreso tra il 1983 e il 2005, fase decisiva per la formazione dell’iconografia e delle strategie visive che hanno reso Banksy una delle figure più influenti dell’arte contemporanea. È in questo contesto che prendono forma immagini destinate a diventare universali, come Girl with Balloon, la ragazza con il palloncino rosso a forma di cuore nella sua versione originale del 2004, il Flower Thrower, il lanciatore di fiori, e Police Kids. Quest’ultima, nota anche con il titolo Jack and Jill, rimanda all’omonima filastrocca popolare inglese del XVIII secolo ma allo stesso tempo diventa una riflessione sull’eccessiva protezione genitoriale, trasformando una scena infantile in una allegoria delle ansie della società contemporanea.
Al centro del progetto curatoriale vi è l’idea dell’esistenza di una vera e propria “School of Bristol”: non un semplice stile, ma un campo dinamico di relazioni tra storia urbana, dissenso politico, culture musicali e sperimentazione visiva. Bristol emerge così come un laboratorio culturale in cui graffiti, controculture musicali, attivismo politico e trasformazioni sociali ridefiniscono lo spazio pubblico e la funzione dell’arte.
Il percorso espositivo, attraverso le sue diverse sezioni tematiche, ricostruisce un’evoluzione e restituisce la dimensione corale di questa storia: Banksy non appare come un fenomeno isolato, ma come il risultato di una genealogia culturale complessa, nata dall’intersezione tra underground artistico, tradizione di protesta urbana e sperimentazioni visive radicali.
Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005) invita il pubblico a ripensare uno degli artisti più celebri del nostro tempo attraverso la lente della storia, dell’archivio e della cultura urbana che ne ha reso possibile l’emergere. Questa mostra è un viaggio dentro una città, una scena artistica e una storia culturale che hanno cambiato il modo di pensare l’arte nello spazio pubblico. Nelle sale di Palazzo Fava è possibile guardare oltre il mito dell’artista e riscoprire le radici collettive di uno dei linguaggi visivi più potenti del nostro tempo. Un’occasione per comprendere come, dalle strade di Bristol, sia nato un immaginario capace di parlare al mondo intero.
Leggi il comunicato stampa completo della mostra
La mostra è accompagnata da un articolato programma di attività educative e occasioni di inclusione culturale, in collaborazione con ASP Città di Bologna e in collaborazione con il Liceo Galvani e il Liceo Artistico Arcangeli di Bologna. Sono inoltre previste numerose attività didattiche rivolte a scuole, famiglie e pubblico adulto. Informazioni aggiornate sono disponibili sul sito di Genus Bononiae.
Frida Kahlo. Lo sguardo come identità | Mostra fotografica a Palazzo Pepoli
Prodotta da Ergo Expo e curata da ONO arte, la mostra presenta 70 fotografie originali realizzate da importanti autori e autrici della fotografia, tra cui Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Álvarez Bravo, Julien Levy, Nickolas Muray, Gisèle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide.
Artista, attivista, donna, icona, Frida Kahlo è diventata negli ultimi anni un simbolo, spesso svuotato di contenuto o dentro il quale sono stati riversati, di volta in volta, i significati più diversi. Possiamo dire che in Frida Kahlo la nostra epoca ha trovato una figura straordinariamente utile - se non necessaria - per pensare temi che ci riguardano da vicino quali identità, corpo, dolore e rappresentazione di sé.
Sebbene durante la sua breve vita Kahlo non abbia mai raggiunto il pieno successo artistico - e la sua arte sia stata riscoperta solo a partire dalla metà degli anni ’80 del Novecento - oggi Frida Kahlo è l’artista donna più quotata al mondo. Ancora più significativo è però il fatto che sia proprio Kahlo come persona ad aver assunto il ruolo di celebrità post mortem: su di lei sono state scritte numerose biografie, sono stati realizzati film e la sua immagine - spesso stilizzata - è riprodotta su innumerevoli prodotti di merchandising, fino a trasformarsi in una vera e propria icona, nel senso letterale del termine. In Messico, inoltre, le è dedicata una venerazione che talvolta ricorda quella riservata ai santi.
D’altronde Frida Kahlo stessa, nel corso della sua vita, è sempre stata molto consapevole e attenta alla propria immagine. L’ampio uso dell’autoritratto nella sua pratica pittorica – iniziato dopo l’incidente che, appena diciottenne, la immobilizzò a letto per oltre tre mesi e la segnò per tutta la vita – testimonia un costante lavoro sulla rappresentazione del sé. Anche l’uso esclusivo di abiti della tradizione messicana, in contrasto con la moda dell’epoca, diventa parte integrante della sua identità e, in seguito, del suo mito. Kahlo arrivò persino a modificare il proprio nome e a cambiare l’anno di nascita, facendolo coincidere con quello della rivoluzione messicana.
Kahlo aveva inoltre una grande familiarità con la fotografia. Dopo la sua morte furono ritrovate tra i suoi averi oltre 6000 stampe fotografiche, a partire da quelle realizzate dal padre, il fotografo Guillermo Kahlo, che per primo la ritrasse, introducendola alle potenzialità del mezzo come forma di espressione. È infatti nei suoi scatti che la giovane Frida comincia a sperimentare con l’abbigliamento, arrivando talvolta a vestirsi anche con abiti maschili.
Crescendo, Kahlo non rifiutò mai l’opportunità di farsi fotografare, che si trattasse di amici, parenti o degli artisti con cui entrava in contatto. È difficile individuare, nella storia dell’arte, qualcuno ritratto così frequentemente quanto Frida Kahlo, soprattutto considerando che in quegli anni la fotografia stava appena iniziando a diffondersi come linguaggio autonomo.
Il grande numero di ritratti fotografici dedicati a Frida Kahlo restituisce tuttavia un’immagine cangiante e molteplice: c’è la Frida colta dallo sguardo dell’amante, del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi e delle fotografe più noti; ma anche quella osservata dai reportagisti e dai suoi conterranei ispano-americani. La domanda che emerge non è quindi quale di queste immagini sia la più autentica, ma quanto Frida stessa abbia influenzato questi sguardi.
È proprio questo l’interrogativo che la mostra “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità” pone al pubblico, lasciando volutamente aperta la risposta. L’esposizione non vuole essere una biografia per immagini, ma piuttosto un’occasione per riflettere sull’immagine di Frida Kahlo e sul modo in cui l’artista stessa contribuì alla costruzione del proprio mito, con largo anticipo su quella che Guy Debord avrebbe definito la società dello spettacolo.
In collaborazione con: Fondazione Bologna Welcome
Con il sostegno di: Card Cultura
Orari di apertura
- Lunedì: 10:00 – 19:00
- Martedì: Chiuso
- Mercoledì: 10:00 – 19:00
- Giovedì: 10:00 – 19:00
- Venerdì: 10:00 – 19:00
- Sabato: 10:00 – 19:00
- Domenica: 10:00 – 19:00
Intero € 14
Ridotto € 10
Valido per giornalisti con tesserino, gruppi oltre 10 pax, universitari, over 65, accompagnatori legge n.104/1992, bambini fino ai 12 anni, BW Card e Card Cultura
Speciale € 12
Convenzionati Coop 3.0
Biglietto Open € 16
Gratuito
Bambini fino ai 5 anni e persone con disabilità
VIVA VARDA! Il cinema è donna | Mostra monografica
Una mostra monografica dedicata alla prima regista donna insignita dell’Oscar alla carriera e vincitrice a Cannes, Venezia, Berlino e Locarno
Un viaggio lungo 1.200 mq su una figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila.
Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastian, Agnès Varda è al centro della mostra Viva Varda! Il cinema è donna (a cura di Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda), alla Galleria Modernissimo di Bologna dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française, con il sostegno istituzionale di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura, in collaborazione con Ciné-Tamaris, con il main sponsor Gruppo Hera e gli sponsor Selenella e Coop Alleanza 3.0.
La mostra Viva Varda! Il cinema è donna nasce in stretto dialogo con la mostra Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma, allestita a Villa Medici a Roma dal 25 febbraio al 25 maggio.
La mostra: film, foto, costumi, installazioni. Il mondo di Agnès Varda tra fotografia, cinema, creatività artistica, impegno politico. E i gatti
Film, foto, installazioni, cimeli e costumi: Viva Varda! testimonia un’opera personale, creativa, poliedrica che abbraccia la pittura, la Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Madonna, Jean-Luc Godard.
Artista giramondo, Varda ha sviluppato una carriera che le è valsa la fama internazionale. Un’opera segnata dall’impegno femminista che la mostra presenta in tutta la sua attualità.
Sarà suddivisa in diverse sezioni, dedicate al rapporto tra Agnès e le immagini (l’autoritratto, la fotografia, la pittura, ma anche il gusto per gli accostamenti inaspettati), alla scrittura per il cinema (in particolare alla creazione di personaggi femminili profondi e sorprendenti), la dimensione sociale e nomade dei suoi film (il gusto di documentare il mondo, gli sconvolgimenti politici e i suoi mutamenti culturali) e si arricchirà di una sezione interamente dedicata al rapporto tra Agnès Varda e l’Italia.
Bologna – Galleria Modernissimo
5 marzo 2026 – 10 gennaio 2027
Una mostra a cura di: Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda
Una coproduzione: Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française
Con il sostegno istituzionale di: Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura
In collaborazione con: Ciné-Tamaris
Main sponsor: Gruppo Hera
Sponsor: Selenella e Coop Alleanza 3.0
Con il patrocinio di: Institut français
Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 14-20; sabato, domenica e festivi 10-20; martedì chiuso
Intero: € 11; ridotto: € 9; ridotto Amici Cineteca: € 8; studenti UniBo: € 5; ragazzi € 7-17 anni: 7;
bambini 0-6: gratuito (il biglietto consente l’accesso agli spazi della Galleria Modernissimo)
Lea Colliva VS Mirta Carroli | Un dialogo tra passato e contemporaneo a Bologna
In occasione delle giornate di ART CITY Bologna, il Museo Ottocento Bologna propone un omaggio speciale a Lea Colliva, artista bolognese del primo Novecento ancora poco conosciuta ma oggi protagonista di una mostra monografica in corso. Ineffabile Lea. Lea Colliva (1901–1975). A 50 anni dalla morte, in programma fino al 16 marzo 2026, ripercorre il suo percorso creativo attraverso archivi, oltre cento opere ritrovate e commissioni pubbliche, restituendo alla città un ritratto più completo della sua produzione.
Per la Art City White Night, il museo amplia questa rilettura storica con un confronto contemporaneo: saranno esposti i bozzetti originali della grande scultura realizzata da Mirta Carroli, figura di spicco nel panorama delle scultrici monumentali italiane contemporanee. Carroli è nota per le sue opere presenti in musei e spazi pubblici internazionali e per la ricerca plastica sul rapporto tra forma, spazio e memoria.
L’iniziativa è pensata come un ponte tra generazioni: l’eredità artistica di Lea Colliva trova una nuova risonanza nel lavoro di Carroli, che porterà alla realizzazione di un’opera celebrativa destinata alla Rotonda Lea Colliva, spazio pubblico intitolato nel 2023 dal Comune di Bologna per ricordare il contributo dell’artista alla storia cittadina. Un progetto che trasforma la memoria in presenza concreta, visibile e condivisa nel paesaggio urbano contemporaneo.
A cura di: Museo Ottocento Bologna
Promosso da: Museo Ottocento Bologna
In collaborazione con: Mirta Carroli
Periodo e orari durante ART CITY Bologna
• Giovedì 5 febbraio 2026: 10.00–19.00
• Venerdì 6 febbraio 2026: 10.00–19.00
• Sabato 7 febbraio 2026: 10.00–24.00 (White Night)
• Domenica 8 febbraio 2026: 10.00–19.00
Orari ordinari della mostra
La mostra Ineffabile Lea. Lea Colliva (1901–1975). A 50 anni dalla morte è visitabile tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 fino al 16 marzo 2026.
Ingresso
Durante Art City White Night il biglietto è in promozione a 3€.
Per informazioni e tariffe della mostra Ineffabile Lea, è possibile consultare il sito del museo (mobologna.it).
In copertina:
ACB 2026
mostra Ineffabile Lea. Lea Colliva (1901–1975). A 50 anni dalla morte al Museo Ottocento Bologna
Museo Ottocento Bologna - Piazza San Michele, 4/C - Bologna

